venerdì 10 luglio 2009

Venezia: l'Onda non si arresta. Occupato il rettorato dell'università

06.07.09

Venezia: l'Onda non si arresta. Occupato il rettorato dell'università

Foto->uniriot.org
Una cinquantina di studenti e ricercatori precari dell'Onda veneziana ha occupato gli uffici del Rettorato a Ca' Foscari per esprimere totale solidarietà agli arrestati di questa notte per la manifestazione di Torino contro il G.8 Università del 19 maggio scorso e per protestare contro l'intollerabile operazione repressiva decisa dalla Procura del capoluogo piemontese. Gli occupanti veneziani hanno immediatamente chiesto un incontro con il Rettore, per sollecitare una presa di posizione a difesa degli studenti arrestati e per la libertà di espressione.

Di seguito il testo del volantino diffuso questa mattina:

Questa mattina, nell’ambito di un’inchiesta partita dalla procura di Torino sul movimento dell’Onda anomala, sono state attuate numerose perquisizioni ed arresti in tutta Italia. Al momento le notizie parlano di due arresti a Padova, quattro a Bologna, 12 a Torino di cui 5 ai domiciliari, 1 ai danni di un napoletano avvenuto a L'Aquila. Ma i contorni dell’operazione sono ancora confusi.

Quello che appare chiaro, invece, è il meccanismo repressivo che mira a colpire il movimento dell’Onda: studenti, ricercatori, donne e uomini del mondo della formazione che in questi mesi hanno dimostrato, con i fatti e con le analisi, la vitalità di una generazione che molti, evidentemente, vorrebbero schiacciata dalla crisi.

Occhi aperti sull'inchiesta di Torino

6 / 7 / 2009

Quando la mattina vieni svegliato di soprassalto, magari perché la Digos ti sfonda la porta di casa con un ordine di custodia cautelare in carcere, spalanchi gli occhi all’improvviso e la vista impiega qualche minuto di più per mettere a fuoco i dettagli e definire con maggior esattezza i contorni delle figure. Ecco, questo sforzo di rendere più lucido il nostro sguardo, per comprendere meglio ciò che sta accadendo, conviene farlo al più presto di fronte agli arresti della notte scorsa per la manifestazione contro il G.8 università di Torino. Perché, con il passare delle ore, iniziano a vedersi dettagli che tanto di dettaglio non sono, ma rendono questa operazione politicamente più leggibile.

All’inizio, sembrava qualcosa di (purtroppo) già visto negli ultimi dieci anni. All’indomani della straordinaria prova di resistenza e vitalità di Vicenza e alla vigilia del summit de L’Aquila, uno dei tanti apparati di Stato (servizi, Ros, Digos, Direzione centrale della polizia di prevenzione, come si chiama oggi la vecchia Ucigos, scegliete voi quale …) trova un magistrato compiacente, una figura marginale, una terza fila, disposto a perdere la faccia con un dossier poi destinato al sicuro ridimensionamento in sede di giudizio e il gioco è fatto: un po’ di arresti, giuridicamente ingiustificabili per l’assenza di motivazioni, per il tempo trascorso dai fatti, per capi d’imputazione di lieve entità, corroborati da un po’ di materiale video in cui non si capisce nulla, tanto per dire che si sono “bloccati i violenti, prima che potessero scatenare la guerriglia” intorno al vertice. Non era successo forse così con la meschina provocazione dell’inchiesta e degli arresti per “cospirazione politica”, partiti dalla Procura di Cosenza, alla vigilia del Forum sociale europeo di Firenze nel novembre 2002 ? Cosa c’è di meglio per deviare l’attenzione da un summit destinato a non fornire alcuna risposta alla crisi e al drammatico peggioramento delle condizioni di vita di milioni di donne e uomini ? Cosa c’è di meglio per distrarre l’opinione pubblica dalle difficoltà di legittimazione del Governo ?

Poi, a mezzogiorno in punto, si presenta alla conferenza stampa di gestione degli arresti, nientepocodimenoche il Procuratore capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli: è lì per apporre il suo sigillo sull’intera operazione il magistrato vicino al PCI, protagonista prima delle inchieste e dei processi politici contro i movimenti degli anni Settanta, poi dell’ “Antimafia di Stato” per eccellenza, procuratore che lascia Palermo dopo essere stato sconfitto nel tentativo di incastrare Andreotti Belzebù come capo di Cosa Nostra. Caselli non ha dubbi e, di fronte ad un corteo che si è difeso con un grande striscione-scudo di fronte alla violenza della polizia, già sentenzia: “Erano organizzati in modo paramilitare”. E allora proviamo a stropicciarci meglio gli occhi. Perché un uomo del centrosinistra, uno degli idoli di “Repubblica” e di “Micromega”, insomma un mezzo “Padre della Patria” si dovrebbe scomodare per reati da pretura di provincia (resistenza a pubblico ufficiale e lesioni lievissime, con prognosi non superiori ai quindici giorni) ? Perché un fine storico del diritto, com’è per formazione, decide di mandare in galera ventun persone, sapendo che non c’è minimo fondamento giuridico alla loro incarcerazione ?

Proviamo a rileggere le parole di Massimo D’Alema, non quelle di trent’anni fa quando dirigente della Fgci applaudiva la repressione dei movimenti, ma quelle pronunciate ieri sera al “Democratic Party” di Roma. Baffino, in sostanza, ha detto: stanno per arrivare altre “scosse”, dobbiamo prepararci ad assumere importanti responsabilità ed attrezzare il nostro partito, che non è un “centro sociale”. Ecco, qualcuno nel centrosinistra sta costruendo il dopo-Berlusconi, l’uscita di scena di un Presidente del Consiglio troppo “sputtanato”, si sta predisponendo a fornire a questo Paese nella crisi un governo un po’ più adeguato alle domande che vengono dai poteri globali e dalle oligarchie capitalistiche. Magari un governo di “unità nazionale” o di “larghe intese”, guidate da un tecnico (il governatore di Bankitalia Draghi) o da un personaggio presentabile della destra (Letta, Tremonti o Fini). E quando ci si prepara ad un passaggio politico come questo, bisogna dare un segnale preciso ai movimenti, a quanti praticano il terreno del conflitto sociale. Prima, fino alle scorse elezioni politiche, c’era il cuscinetto della cosiddetta “sinistra radicale”: era il meccanismo della rappresentanza e la sua variante senile, salottiera e parolaia, del “bertinottismo”, a cui toccava il ruolo di contenimento della spinta al cambiamento proveniente dai movimenti. Non a caso, sempre ieri sera, D’Alema s’incazzava con quanti tra i suoi avevano fatto una scelta “bipartitica”, buttando fuori dal parlamento Bertinotti & Co.. Ma adesso, appunto, quella sinistra lì non c’è più, è sparita ed è direttamente con i movimenti, con la loro indipendenza che devono tornare a confrontarsi. E proprio su questo versante devono dimostrare di poter controllare la situazione. Privi di fantasia come sono, lo fanno con gli strumenti di sempre: riscoprono il nemico nell’ “Autonomia” (come si legge negli ordini di custodia), mettono in campo i magistrati di una volta, quelli su cui “si può contare”, dividono nei movimenti i “buoni” dai “cattivi”, quelli disposti a subire l’inevitabile sconfitta, chinando la testa, da quelli che resistono. Così pensano di legittimarsi un’altra volta per governare, alla faccia della democrazia e del consenso elettorale.

Ci riusciranno ? Incrociando le dita, pensiamo proprio di no. Questa volta si sbagliano e di grosso. Perché hanno costruito una grossa operazione sul nulla, si sono presi la libertà di ventuno persone sulla base di accuse ridicole e inconsistenti, lanciando così un boomerang che gli tornerà sui denti. Ma soprattutto perché utilizzano gli strumenti inquisitori più vecchi contro la cosa più nuova che sia successa in questo paese negli ultimi anni, contro la prima rivolta di massa di quel lavoro cognitivo che non pagherà mai la loro crisi, che è destinato ad organizzare nella trasformazione radicale le libertà e le ricchezze comuni e che questa piccola carognata gliela farà tutta rimangiare.

Da->globalproject.info

La guerra preventiva all'università

Una analisi "a caldo" sulla giornata di arresti di studenti in diverse città italiane

di Francesco Raparelli

6 / 7 / 2009

L’operazione di polizia su vasta scala che ha portato ieri all’arresto di 21 persone, con oltre un mese di ritardo rispetto ai fatti, appare chiaramente e clamorosamente sproporzionata rispetto agli episodi contestati. Si tratta, in tutta evidenza, di un’operazione che guarda al futuro e non al passato, preventiva rispetto alle prossime mobilitazioni per il G8 e oltre. C’è un bersaglio preciso: è l’Onda, è il movimento degli studenti.

E’ tuttavia opportuno segnalare prima di tutto che l’ operazione riprende alla lettera quella criminalizzazione mediatica che era stata subìta dal movimento il giorno dopo i fatti di Torino. Negli articoli di quei giorni, si affermava che una parte dell’Onda aveva “preso in ostaggio” la parte pacifista della medesima Onda. Le parole pronunciate ieri da Giancarlo Caselli rivelano che questo quadro menzognero, a suo tempo propinato da Repubblica e dal Corriere, è stato ora trasformato in dispositivo giuridico.

E’ inoltre a dir poco singolare, non foss’altro che per il richiamo inevitabile a fasi storiche che speravamo concluse, che sia stato proprio Caselli a gestire la conferenza stampa sugli arresti di ieri. Difficile evitare la sensazione che a lanciare questa offensiva contro i movimenti sia una parte della magistratura certo non alleata del governo. Ed è altrettanto difficile non chiedersi se, dopo la grande operazione scandalistica sul terreno delle notti berlusconiane, la magistratura non abbia deciso ora di muoversi anche sul terreno dei movimenti, come a definire un quadro di doppia instabili, dall’altro sul fronte del governo, e dal basso su quello dell’insubordinazione sociale.

Va da sé che chi decide di agire contro gli studenti in luglio, quando le università sono spopolate, mira a mettere una pesante ipoteca sulla ripresa dei movimenti universitari dopo l’estate. Siamo di fronte a una spinta generale, che non vede protagonista solo il governo, nell’affermazione di un blocco delle istanze di movimento, in vista di un autunno che potrebbe rivelarsi molto caldo. Si allargherà la disoccupazione, finiranno le casse integrazione, arriveranno i veri tagli all’università, chiuderanno i corsi di facoltà e le borse per i dottorati di ricerca. In questo clima di rabbia e tensione latente, l’esigenza di segnare per tempo un’ indicazione fortemente intimidatoria nei confronti del movimento mette d’accordo il governo e chi si candida a promuovere una prospettiva di unità nazionale nella gestione della crisi.

La prima reazione, davanti a questo attacco, deve essere una grande operazione di verità , per dire forte e chiaro che a Torino c’eravamo tutti, che non c’era parte buona e una cattiva del movimento, ma solo studenti che, in migliaia, si sono difesi dalle cariche in una città militarizzata a protezione di un G8 illegittimo, che pretendeva di definire le trasformazioni dell’università. Affermare la presenza comune e di massa dell’intero in tutta quella giornata significa respingere al mittente la non disinteressata bugia di chi vorrebbe dividere il movimento tra buoni e cattivi.

La seconda reazione immediata necessaria è una sfida rivolta a tutto paese democratico, che metta al centro la necessità di garantire margini e spazi di libertà per chi confligge, anche in maniera radicale, contro la crisi. Oggi è l’Onda, domani potrebbero essere gli operai di Termini Imerese. Per questo la battaglia per studenti dell’Onda riguarda tutti e non solo quegli studenti o i militanti che hanno partecipato al loro fianco alla mobilitazione del 19 maggio.

lunedì 25 maggio 2009

FESTA UNIVERSITARIA

Mercoledì 27 Maggio dalle ore 21:00
@S.Basilio verso il 30 Maggio

Suoneranno:
Dj STRA-> indielectro

Dj PESS-> indie rock

Dj SCAP:N-> indie wave

venerdì 22 maggio 2009

ANOMALIE URBANE->DESIGN E CRISI:::::::::::::::::::25 Maggio 2009 ore 15.00 Aula o2, cotonificio:::::::::::::::::::


ANOMALIE URBANE...Make wolds before buildings

25 Maggio 2009 ore 15.00 Aula o2, cotonificio

DESIGN E CRISI


“ Il design del moderno ha ben rappresentato lo scenario della società del enessere,ignorava il concettodi limite, pensava sempre in termini di risorse illimitate ed inesauribili,a cavallo della grande serie vedevarealizzarsi il grande sogno di una diffusione di massa dell'estetico attraverso le merci.
L’International Stile, attraverso la forma delle merci ha contribuito all’occidentalizzazione del mondo, si e diffuso con la conquista dei nuovi mercati e ha contribuito alla sottomissione all’egemonia occidentale di molti territori, contribuendo a distruggere con una strategia d i rapina di risorse e materie prime, insieme alle autonomie e autosufficienze produttive le autonomie e autosufficienze culturali.”


L'EXPÒ CHE POTREBBE ESSERE:
"come usare le discipline del progetto per andare oltre la crisi"


“ Milano non deve fare lo stesso errore di Siviglia, Lisbona, Hannover e di altre città realizzando l’assurdo luna park di padiglioni che a manifestazione ultimata dovranno essere demoliti o andranno in rovina in una landa desolata e senza vita, facendo scempio di quasi due milioni di metri quadri di prezioso territorio agricolo.
........un intervento incentivato della riqualificazione sostenibile e orientata all’autosufficienza energetica dei 90.000 appartamenti sfitti e dei 300.000 mq di terziario inutilizzato esistenti in Milano......
Il recupero dell’esistente, già edificato e urbanizzato, è una scelta politica e progettuale alternativa allo spreco di territorio agricolo, allo spreco di cubatura e al tempo stesso promuove l’intervento diffuso sulla città, un intervento di recupero che si estende, attraverso il Parco Agricolo Milano sud, all’intero hinterland.”

La rivolta di Torino di Francesco Raparelli

L’articolo che segue sarebbe dovuto uscire sul manifesto di oggi. Una scelta opportuna, di fronte al linciaggio mediatico subito dal movimento dell’Onda. A commento della straordinaria giornata di Torino, infatti, una sola voce, quella di Lucia Annunziata, ha provato a dire la verità. Per il resto, dal Corriere a Repubblica, dalla Stampa al Messaggero, uno sguardo omogeneo, tra condanna e menzogna. A seguire omissione e silenzio, quasi a dire che neanche il linciaggio mediatico basta, è preferibile mettere tutto a tacere.

Forse per ingenuità, forse per serietà, ci aspettavamo qualcosa di diverso dal quotidiano il manifesto. Eppure abbiamo sbagliato. Avremmo dovuto capire, dopo l’ignobile articolo di Mauro Ravarino (domenica 17 maggio), che anche nel manifesto l’aria è cambiata e che al linguaggio della verità si preferisce la piccola bega di condominio (il condominio è un modo rispettoso ed elegante di definire la sinistra), al coraggio di raccontare il risentimento e il moralismo stizzito. Non sono bastate le dichiarazioni di Maroni e Mantovano, evidentemente neanche le minacce repressive impongono al manifesto la serietà che porta con se la scelta di identità politica del giornale. Anzi, mentre Battista sul Corriere di oggi propone un alleggerimento delle parole di Maroni, il manifesto al pari di Repubblica preferisce far finta di nulla, far finta che non ci sia uno studente milanese arrestato, far finta che il governo non abbia intenzione di far procedere un’inchiesta tutt’altro che leggera.

Siamo davvero troppo ingenui. Ma forse è il caso di smetterla, forse è il caso di cominciare a replicare a scelte editoriali di merda! Forse è il caso di cominciare a far sentire il nostro dissenso! Non fosse altro perché i siti di movimento in questa fase sono letti più del manifesto e che del manifesto probabilmente non c’è davvero più bisogno. Non ci vuole un economista raffinato per capire che nell’aumento di vendite dello scorso autunno c’è di mezzo l’esplosione dell’Onda, basterebbe un po’ di buon senso. Ma quando alla miseria politica si accompagna scarsità di buon senso non resta che prenderne atto e mollare la presa. Che il manifesto sprofondi nel suo destino, di certo l’Onda e i movimenti non lo soccorreranno!

L’Italia è davvero un paese insopportabile e questo non tanto perché a governarlo c’è una solida maggioranza razzista e neocon, una maggioranza radicata nel tessuto produttivo, imbattibile nella scena mediatica, ma soprattutto per la mediocrità della sua opposizione. Un’opposizione senza coraggio né passioni. Basta leggere i giornali di oggi, meglio la Repubblica, o leggere le dichiarazioni di Franceschini per fare questa breve considerazione.

Quando sono esplosi gli studenti greci, al seguito dell’omicidio del povero Alexis, Ilvo Diamanti ha scritto per Repubblica analisi per nulla banali sul tratto comune della nuova generazione in lotta: dalla Francia all’Italia, dalla Grecia alla Spagna ‒ parafrasando le parole di Diamanti ‒ una generazione estranea al patto sociale alza la testa e pretende di riavere indietro il futuro che la precarietà le ha sottratto. Nelle scorse settimane, mentre in Francia venivano sequestrati i manager, Bernardo Valli ha dedicato pagine importanti all’anomalia d’oltralpe.

Il radicalismo francese è una sorta di modello da coccolare per la sinistra italica, sempre utile per ricordare a Berlusconi che anche la destra neocon più raffinata, quella di Sarkò, è tutt’altro che al sicuro. Poi Londra e l’assedio della City: per la prima volta capita di leggere Ezio Mauro e Massimo Giannini che si spingono a giustificare la rabbia anti-banche. Certo entrambi condannano la violenza, ma ratificano la necessità di un nuovo patto sociale contro la crisi. Aggiungo infine un elemento non marginale. L’Italia è un paese in cui le sue sinistre celebrano da quasi mezzo secolo i fasti del sessantotto studentesco. Un sessantotto senza operai e senza rivoluzione, indubbiamente, educato e pieno di buona società, comunque anno straordinario e senza pari. Nel sessantotto romano spicca un’esperienza che nessun politico della sinistra italica ha mai ripudiato: Valle Giulia.

Quanto accaduto ieri a Torino non si discosta molto, nella sostanza materiale, dai fatti di quarant’anni fa, così come, seppur con molte differenze, dalle rivolte greche e francesi. Ma ripercorriamo, fuori dalle menzogne giornalistiche, gli eventi torinesi. Almeno 10.000 studenti si mettono in corteo, giunti da tutta Italia, oltre che dalle facoltà torinesi. Desiderio condiviso da tutti è quello di violare la zona rossa, per dire basta a città militarizzate e per opporsi alle riforme universitarie. Migliaia di studenti dell’Onda hanno messo da parte la paura, quella propria della solitudine, e con il coraggio intenso dell’esperienza collettiva hanno provato a camminare, nonostante la polizia in assetto antisommossa cingesse d’assedio il castello del Valentino. Scudi di plexiglass e caschi a proteggere la propria testa dai tonfa. Poi le cariche, già violente il giorno prima. Manganelli, ma soprattutto tanti lacrimogeni, quelli al Cs di genovese memoria, come Mortola. Poi la difesa, agita tutti assieme, senza alcuna separazione tra buoni e cattivi. Immediata la gestione giornalistica: no global e violenti prendono l’Onda in ostaggio. Corriere e Repubblica sostanzialmente omogenei, per la prima volta da settembre.

Occorre dirlo a voce alta, in questo paese di razzisti e codardi, ieri migliaia di studenti dell’Onda hanno alzato la testa, nei confronti di chi alla contrattazione sociale ha sostituito l’autoritarismo. Dopo mesi di lotte gli studenti italiani hanno ricevuto porte chiuse e manganelli. Da che parte sta la violenza, quella vera, quella del potere cieco e sordo? Ieri a Torino c’era solo indignazione, forte e ragionevole.

Roma - Giovedì 21 maggio 2009

Alessandro libero subito! L'Onda non si arresta

Da Uniriot.org->

http://www.uniriot.org/uniriotII/index.php?option=com_content&view=article&id=551:l-onda-non-si-arresta-incursione-al-rettorato-della-statale&catid=85:comunicati&Itemid=279