In un primo intervento gli studenti di Arti Visive hanno spiegato al pubblico della Biennale e ai giornalisti presenti la situazione attuale della Facoltà di Design e Arti dello IUAV. Con la chiusura della stessa si interrompe bruscamente un modello di università sperimentale che, con tutte le contraddizioni che può contenere al suo interno, ha proposto in questi anni un approccio differente alla formazione, strettamente legato alla produzione culturale e alla stessa città di Venezia e alle sue grandi Fondazioni, come la Biennale.
Successivamente gli studenti hanno posto la questione della “nuova cittadinanza” di Venezia, quella studentesca, precaria e migrante, che ogni giorno produce e costruisce un'alternativa concreta dal modello di città-museo, o città-vetrina, contribuendo a tener viva la città attraverso i propri desideri, il proprio lavoro, i propri modi di vita.
La conferenza stampa si è poi conclusa riprendendo i temi che in queste settimane hanno visto migliaia di studenti scendere di nuovo nelle strade delle diverse città d'Italia per riprendere la parola sul proprio futuro e ribadendo la volontà di costruire un'università differente da quella proposta dalla riforma del Ministro Gelmini, che dietro la retorica del merito nasconde una continua dequalificazione dell'Università, attaccando il mondo della formazione e della ricerca. Tutto questo mantiene la situazione attuale rispetto ai poteri forti all'interno dell'istituzione universitaria, che certo non vengono smantellati ma rafforzati.La situazione attuale di Arti e Design, una facoltà giovane e sperimentale che punta sull'aggiornamento continuo della didattica con il contributo di docenti non incardinati,è l'esempio che svela il “teatrino della meritocrazia” in quanto la prima a rischio chiusura.
Questo Anno Accademico si apre con molte novità, dovute, essenzialmente, all'approvazione del Consiglio dei Ministri del D.D.L. sulla riforma universitaria presentata dalla Gelmini, che classifica le università italiane in "meritevoli" e non.
I parametri impiegati dal Ministero per stabilire il livello di eccellenza dei nuclei universitari nazionali si sono rivelati inadeguati in quanto non prevedono l'applicazione di criteri specifici funzionali alla valutazione degli istituti che sviluppano una proposta formativa ad indirizzo artistico. Tale condizione fornisce una prospettiva preoccupante per quanto riguarda la possibilità di gestione del patrimonio culturale all'interno del nostro paese.
I tagli sistematici messi in atto dalla riforma finanziaria e dalla riforma Gelmini costringono facoltà come quella di Design e arti dello Iuav, che non a caso compare tra gli atenei bocciati, alla chiusura; all’abbandono, cioè, di un progetto di formazione che, per otto anni, docenti, professionisti e studenti hanno portato avanti preferendo all’adeguamento ai parametri ministeriali e al modello medio accademico nazionale, una strutturazione universitaria che rispondesse, piuttosto, alle richieste di professionalità e completezza provenienti dal mondo del lavoro e dai nuovi studenti.
Tra i parametri di valutazione impiegati, che nel disegno ministeriale rappresenterebbero i primi passi verso una ristrutturazione universitaria basata su nuovi criteri di meritocrazia, ne compaiono, in particolare, due che prendono in considerazione: i laureati che a tre anni dal conseguimento della laurea trovano lavoro, la capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari ed affidati a personale non di ruolo. Da una valutazione di questo tipo risultano penalizzati non solo tutti gli istituti che sviluppano una proposta formativa ad indirizzo umanistico e più specificatamente artistico, ma soprattutto quelle realtà universitarie, come Design e arti, che hanno puntato sull’aggiornamento continuo della didattica e non hanno prediletto un ricorso a docenti incardinati.
Il Corso in Progettazione e Produzione per le Arti Visive, attivo all'interno della Facoltà di Design e Arti dello IUAV, costituisce un esempio di struttura unica nel suo genere per il fatto di integrare, in forma del tutto sperimentale, corsi teorici e laboratori condotti da artisti ed operatori specializzati e riconosciuti a livello internazionale. Tale forma presuppone un approccio innovativo alla didattica che rivaluta la formazione artistica a livello universitario, sviluppando un orientamento differente rispetto all'approccio accademico tradizionale. Il corso nasce dalla volontà di rivalutare l'importanza della cultura artistica all'interno del nostro paese, attraverso la formazione di futuri artisti e curatori in grado di portare innovazione nel contesto internazionale dell'arte contemporanea.
La nostra presenza qui in Biennale si esprime la volontà di rivolgerci al di fuori del circuito accademico, per rendere nota una questione che ci sembra non riguardare solamente il “ristretto” ambito universitario, ma coinvolgere la città di Venezia e i suoi numerosi protagonisti attivi nell’ambito culturale, se non, più in generale, la situazione in cui versa il panorama culturale italiano.
Siamo qui oggi, nei giorni di chiusura della Biennale così come lo siamo stati durante le settimane di allestimento e di apertura al pubblico dell’esposizione, mesi che ci hanno visto coinvolti in prima persona in una collaborazione attiva e continua con gli artisti e i protagonisti di questa edizione. Siamo qui oggi perché la Biennale, oltre ad essere da decenni uno dei simboli della città di Venezia, evidenzia le proficue possibilità aperte dall’incontro tra università, comune, cittadinanza e istituzioni pubbliche e private.
Più che in qualsiasi altro polo universitario italiano, il dialogo instaurato dalla nostra facoltà con la città di Venezia ha portato in questi otto anni alla collaborazione degli studenti con le istituzioni, pubbliche e private, e alla realizzazione di progetti pensati per la città da parte di docenti che, grazie ai laboratori tenuti nella facoltà, hanno vissuto e instaurato un nuovo rapporto con il territorio veneziano.
La chiusura della facoltà di Design e Arti oltre a segnare un’ulteriore sconfitta sia per il sistema culturale italiano sia per l’istruzione pubblica, rappresenta un passo indietro per Venezia che perderebbe uno dei suoi più attivi laboratori artistici, rischiando così di chiudere spazi realmente produttivi, in favore di un'idea di città pensata esclusivamente come vetrina per eventi di cartellone.
Ci chiediamo perché continui a mancare una collaborazione assidua e un dialogo aperto tra gli istituti universitari veneziani ( Cà Foscari, Accademia di belle Arti e IUAV) a proposito di quello che dovrebbe essere, e sicuramente agli occhi di noi studenti è, un problema comune: una minaccia generale al futuro dell’università e della nostra città. Una città che dovrebbe valorizzare i propri studenti e gli esperimenti sulla formazione, come bacino di nuova cittadinanza e patrimonio comune.
designartivenezia@gmail.com
designearti.blogspot.com
I parametri impiegati dal Ministero per stabilire il livello di eccellenza dei nuclei universitari nazionali si sono rivelati inadeguati in quanto non prevedono l'applicazione di criteri specifici funzionali alla valutazione degli istituti che sviluppano una proposta formativa ad indirizzo artistico. Tale condizione fornisce una prospettiva preoccupante per quanto riguarda la possibilità di gestione del patrimonio culturale all'interno del nostro paese.
I tagli sistematici messi in atto dalla riforma finanziaria e dalla riforma Gelmini costringono facoltà come quella di Design e arti dello Iuav, che non a caso compare tra gli atenei bocciati, alla chiusura; all’abbandono, cioè, di un progetto di formazione che, per otto anni, docenti, professionisti e studenti hanno portato avanti preferendo all’adeguamento ai parametri ministeriali e al modello medio accademico nazionale, una strutturazione universitaria che rispondesse, piuttosto, alle richieste di professionalità e completezza provenienti dal mondo del lavoro e dai nuovi studenti.
Tra i parametri di valutazione impiegati, che nel disegno ministeriale rappresenterebbero i primi passi verso una ristrutturazione universitaria basata su nuovi criteri di meritocrazia, ne compaiono, in particolare, due che prendono in considerazione: i laureati che a tre anni dal conseguimento della laurea trovano lavoro, la capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari ed affidati a personale non di ruolo. Da una valutazione di questo tipo risultano penalizzati non solo tutti gli istituti che sviluppano una proposta formativa ad indirizzo umanistico e più specificatamente artistico, ma soprattutto quelle realtà universitarie, come Design e arti, che hanno puntato sull’aggiornamento continuo della didattica e non hanno prediletto un ricorso a docenti incardinati.
Il Corso in Progettazione e Produzione per le Arti Visive, attivo all'interno della Facoltà di Design e Arti dello IUAV, costituisce un esempio di struttura unica nel suo genere per il fatto di integrare, in forma del tutto sperimentale, corsi teorici e laboratori condotti da artisti ed operatori specializzati e riconosciuti a livello internazionale. Tale forma presuppone un approccio innovativo alla didattica che rivaluta la formazione artistica a livello universitario, sviluppando un orientamento differente rispetto all'approccio accademico tradizionale. Il corso nasce dalla volontà di rivalutare l'importanza della cultura artistica all'interno del nostro paese, attraverso la formazione di futuri artisti e curatori in grado di portare innovazione nel contesto internazionale dell'arte contemporanea.
La nostra presenza qui in Biennale si esprime la volontà di rivolgerci al di fuori del circuito accademico, per rendere nota una questione che ci sembra non riguardare solamente il “ristretto” ambito universitario, ma coinvolgere la città di Venezia e i suoi numerosi protagonisti attivi nell’ambito culturale, se non, più in generale, la situazione in cui versa il panorama culturale italiano.
Siamo qui oggi, nei giorni di chiusura della Biennale così come lo siamo stati durante le settimane di allestimento e di apertura al pubblico dell’esposizione, mesi che ci hanno visto coinvolti in prima persona in una collaborazione attiva e continua con gli artisti e i protagonisti di questa edizione. Siamo qui oggi perché la Biennale, oltre ad essere da decenni uno dei simboli della città di Venezia, evidenzia le proficue possibilità aperte dall’incontro tra università, comune, cittadinanza e istituzioni pubbliche e private.
Più che in qualsiasi altro polo universitario italiano, il dialogo instaurato dalla nostra facoltà con la città di Venezia ha portato in questi otto anni alla collaborazione degli studenti con le istituzioni, pubbliche e private, e alla realizzazione di progetti pensati per la città da parte di docenti che, grazie ai laboratori tenuti nella facoltà, hanno vissuto e instaurato un nuovo rapporto con il territorio veneziano.
La chiusura della facoltà di Design e Arti oltre a segnare un’ulteriore sconfitta sia per il sistema culturale italiano sia per l’istruzione pubblica, rappresenta un passo indietro per Venezia che perderebbe uno dei suoi più attivi laboratori artistici, rischiando così di chiudere spazi realmente produttivi, in favore di un'idea di città pensata esclusivamente come vetrina per eventi di cartellone.
Ci chiediamo perché continui a mancare una collaborazione assidua e un dialogo aperto tra gli istituti universitari veneziani ( Cà Foscari, Accademia di belle Arti e IUAV) a proposito di quello che dovrebbe essere, e sicuramente agli occhi di noi studenti è, un problema comune: una minaccia generale al futuro dell’università e della nostra città. Una città che dovrebbe valorizzare i propri studenti e gli esperimenti sulla formazione, come bacino di nuova cittadinanza e patrimonio comune.
designartivenezia@gmail.com
designearti.blogspot.com
























