giovedì 19 novembre 2009

GLI STUDENTI IN BIENNALE CONTRO LA GELMINI E LA CHIUSURA DI ARTI E DESIGN!

Oggi un centinaio di studenti di Cà Foscari, IUAV e Accademia sono usciti dalle università per protestare pubblicamente contro la proposta di riforma universitaria del ministro Gelmini.L'iniziativa, svoltasi in Biennale in mattinata, è stata caratterizzata dall' entrata degli studenti gratuitamente e dalla partecipata conferenza stampa in cui sono stati affrontati i motivi della protesta e la scelta della Biennale come location dell'iniziativa.
In un primo intervento gli studenti di Arti Visive hanno spiegato al pubblico della Biennale e ai giornalisti presenti la situazione attuale della Facoltà di Design e Arti dello IUAV. Con la chiusura della stessa si interrompe bruscamente un modello di università sperimentale che, con tutte le contraddizioni che può contenere al suo interno, ha proposto in questi anni un approccio differente alla formazione, strettamente legato alla produzione culturale e alla stessa città di Venezia e alle sue grandi Fondazioni, come la Biennale.

Successivamente gli studenti hanno posto la questione della “nuova cittadinanza” di Venezia, quella studentesca, precaria e migrante, che ogni giorno produce e costruisce un'alternativa concreta dal modello di città-museo, o città-vetrina, contribuendo a tener viva la città attraverso i propri desideri, il proprio lavoro, i propri modi di vita.

La conferenza stampa si è poi conclusa riprendendo i temi che in queste settimane hanno visto migliaia di studenti scendere di nuovo nelle strade delle diverse città d'Italia per riprendere la parola sul proprio futuro e ribadendo la volontà di costruire un'università differente da quella proposta dalla riforma del Ministro Gelmini, che dietro la retorica del merito nasconde una continua dequalificazione dell'Università, attaccando il mondo della formazione e della ricerca. Tutto questo mantiene la situazione attuale rispetto ai poteri forti all'interno dell'istituzione universitaria, che certo non vengono smantellati ma rafforzati.La situazione attuale di Arti e Design, una facoltà giovane e sperimentale che punta sull'aggiornamento continuo della didattica con il contributo di docenti non incardinati,è l'esempio che svela il “teatrino della meritocrazia” in quanto la prima a rischio chiusura.




















Venezia 17novembre 2009
Questo Anno Accademico si apre con molte novità, dovute, essenzialmente, all'approvazione del Consiglio dei Ministri del D.D.L. sulla riforma universitaria presentata dalla Gelmini, che classifica le università italiane in "meritevoli" e non.
I parametri impiegati dal Ministero per stabilire il livello di eccellenza dei nuclei universitari nazionali si sono rivelati inadeguati in quanto non prevedono l'applicazione di criteri specifici funzionali alla valutazione degli istituti che sviluppano una proposta formativa ad indirizzo artistico. Tale condizione fornisce una prospettiva preoccupante per quanto riguarda la possibilità di gestione del patrimonio culturale all'interno del nostro paese.
I tagli sistematici messi in atto dalla riforma finanziaria e dalla riforma Gelmini costringono facoltà come quella di Design e arti dello Iuav, che non a caso compare tra gli atenei bocciati, alla chiusura; all’abbandono, cioè, di un progetto di formazione che, per otto anni, docenti, professionisti e studenti hanno portato avanti preferendo all’adeguamento ai parametri ministeriali e al modello medio accademico nazionale, una strutturazione universitaria che rispondesse, piuttosto, alle richieste di professionalità e completezza provenienti dal mondo del lavoro e dai nuovi studenti.
Tra i parametri di valutazione impiegati, che nel disegno ministeriale rappresenterebbero i primi passi verso una ristrutturazione universitaria basata su nuovi criteri di meritocrazia, ne compaiono, in particolare, due che prendono in considerazione: i laureati che a tre anni dal conseguimento della laurea trovano lavoro, la capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari ed affidati a personale non di ruolo. Da una valutazione di questo tipo risultano penalizzati non solo tutti gli istituti che sviluppano una proposta formativa ad indirizzo umanistico e più specificatamente artistico, ma soprattutto quelle realtà universitarie, come Design e arti, che hanno puntato sull’aggiornamento continuo della didattica e non hanno prediletto un ricorso a docenti incardinati.
Il Corso in Progettazione e Produzione per le Arti Visive, attivo all'interno della Facoltà di Design e Arti dello IUAV, costituisce un esempio di struttura unica nel suo genere per il fatto di integrare, in forma del tutto sperimentale, corsi teorici e laboratori condotti da artisti ed operatori specializzati e riconosciuti a livello internazionale. Tale forma presuppone un approccio innovativo alla didattica che rivaluta la formazione artistica a livello universitario, sviluppando un orientamento differente rispetto all'approccio accademico tradizionale. Il corso nasce dalla volontà di rivalutare l'importanza della cultura artistica all'interno del nostro paese, attraverso la formazione di futuri artisti e curatori in grado di portare innovazione nel contesto internazionale dell'arte contemporanea.
La nostra presenza qui in Biennale si esprime la volontà di rivolgerci al di fuori del circuito accademico, per rendere nota una questione che ci sembra non riguardare solamente il “ristretto” ambito universitario, ma coinvolgere la città di Venezia e i suoi numerosi protagonisti attivi nell’ambito culturale, se non, più in generale, la situazione in cui versa il panorama culturale italiano.
Siamo qui oggi, nei giorni di chiusura della Biennale così come lo siamo stati durante le settimane di allestimento e di apertura al pubblico dell’esposizione, mesi che ci hanno visto coinvolti in prima persona in una collaborazione attiva e continua con gli artisti e i protagonisti di questa edizione. Siamo qui oggi perché la Biennale, oltre ad essere da decenni uno dei simboli della città di Venezia, evidenzia le proficue possibilità aperte dall’incontro tra università, comune, cittadinanza e istituzioni pubbliche e private.
Più che in qualsiasi altro polo universitario italiano, il dialogo instaurato dalla nostra facoltà con la città di Venezia ha portato in questi otto anni alla collaborazione degli studenti con le istituzioni, pubbliche e private, e alla realizzazione di progetti pensati per la città da parte di docenti che, grazie ai laboratori tenuti nella facoltà, hanno vissuto e instaurato un nuovo rapporto con il territorio veneziano.
La chiusura della facoltà di Design e Arti oltre a segnare un’ulteriore sconfitta sia per il sistema culturale italiano sia per l’istruzione pubblica, rappresenta un passo indietro per Venezia che perderebbe uno dei suoi più attivi laboratori artistici, rischiando così di chiudere spazi realmente produttivi, in favore di un'idea di città pensata esclusivamente come vetrina per eventi di cartellone.
Ci chiediamo perché continui a mancare una collaborazione assidua e un dialogo aperto tra gli istituti universitari veneziani ( Cà Foscari, Accademia di belle Arti e IUAV) a proposito di quello che dovrebbe essere, e sicuramente agli occhi di noi studenti è, un problema comune: una minaccia generale al futuro dell’università e della nostra città. Una città che dovrebbe valorizzare i propri studenti e gli esperimenti sulla formazione, come bacino di nuova cittadinanza e patrimonio comune.


designartivenezia@gmail.com
designearti.blogspot.com



martedì 3 novembre 2009

LA GELMINI NON CI MERITA!

Lettera degli studenti dell'onda letta alla cerimonia d’insediamento del nuovo Rettore.

Diamo il benvenuto al nuovo rettore, e lo facciamo a modo nostro, prendendoci la parola. Ci scusiamo, quindi, ma non permetteremo a nessun rappresentante di parlare a nome nostro. Guardi, signor rettore, noi le trenta confuse pagine del disegno di legge Gelmini le abbiamo lette, con fatica, prima di renderci conto che il senso stava tutto alla fine, al comma 6 dell’art. 15.
“Dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.”
Continua, quindi, l’abbandono dell’Università Italiana alla sua inerziale rovina. La strategia del governo sull’università consiste in tagli e dismissione, punto e basta. Tagli e dismissione che rappresentano solo una parte del complessivo attacco del governo all’intelligenza in generale, basti pensare ai recenti tagli alla cultura, allo spettacolo e alla ricerca.
Ma andiamo avanti. In molti hanno parlato di questa riforma in termini di “aziendalizzazione”. Abbiamo sperato quindi che il Ministro (dell’Istruzione o delle Finanze non importa, visto il carattere di interscambiabilità che le due istituzioni assumono nella riforma) mettesse fine all’annoso problema di un privato-parassita che in tutti questi anni ha solo succhiato dalle università forza lavoro istruita, senza investire in questa un solo euro.
Niente da fare, siamo rimasti delusi. Il privato ora può garantirsi condizioni ancora migliori per succhiare senza investire né tantomeno rischiare nulla: l’art2 alla lettera g stabilisce chiaramente il maggior peso di manager di comprovata esperienza professionale di alto livello che possono determinare scelte di Consigli di Amministrazione con maggior peso decisionale.
Ma non ci siamo scoraggiati e noi, inguaribili ottimisti, abbiamo a questo punto analizzato le cavillose norme in materia di personale accademico e riordino della disciplina concernente il reclutamento, sperando che un governo inebriato dall’anti-fannullonismo del Ministro Brunetta, mettesse la parola fine alle posizioni di rendita e privilegio che i baroni hanno ricevuto dallo Stato. Su questo punto l’illusione è durata qualche pagina, lo ammettiamo. L’abilitazione scientifica nazionale è stata affidata ad una commissione nazionale (per sfuggire alle lobby degli ordinari locali, si legge) ma ciò che è stato fatto uscire dalla porta rientra poco dopo dalla finestra, quando all’art9 comma 2, lettera c, si legge che la decisione finale spetta, ancora, ad una commissione di ordinari locali.
Che dire del ruolo dei ricercatori, quindi, posti ad esaurimento e resi ancora più ricattabili dal docente di potere dalla formula dei 3 anni di contratto rinnovabili una sola volta?
Ma l’arrabbiatura vera ci ha preso quando leggiamo che per meritarci tutto questo, noi studenti dobbiamo pure essere “meritevoli”! meritevoli per accedere al curioso “prestito d’onore” (sistema completamente fallito negli aziendalistici Stati Uniti) i cui criteri vengono definiti dall’onnipresente Ministro dell’Economia. Noi ci teniamo a de-mistificare questa retorica del merito, maldestro tentativo di rovesciare una realtà di declassamento in illusione giustizialista di un mercato non corrotto e di una competizione moralmente pulita. Così non è. In Italia la meritocrazia (come l’aziendalizzazione) sembra funzionare alla rovescia: lungi dall’essere un premio per pochi è la giustificazione dei tagli, il peggioramento delle condizioni per tutti.
Intanto, meritevoli o no, siamo noi studenti chiamati a pagare la crisi, con l’aumento delle tasse.
Signori, non vogliamo in nessun modo dare l’impressione sbagliata di difendere quello che esiste, e che non è difendibile. Noi vogliamo attaccare. Innanzi tutto riappropriandoci del reddito e di nuovo welfare, noi occuperemo banche e finanziarie che si lanceranno nell’impresa (speculativa) dei prestiti d’onore, non per bloccare l’emissione del credito, ma per non ripanare il debito, per il diritto alla bancarotta precaria.
Vogliamo impostare correttamente la questione della valutazione, non come gerarchizzazione competitiva della forza lavoro, ma in quanto processo di produzione di un sapere di qualità e decisione completamente all’interno della cooperazione sociale. Un sapere di eccellenza in quanto comune. Tale questione già vive dentro i percorsi di autoformazione e autoriforma: ora deve diventare istituzione, riappropriarsi dei dipartimenti, rivendicare quell’“autovalutazione” che (come detto chiaramente nell’articolo 5) si vorrebbe prerogativa solo dei baroni. Qui la posta in gioco è una nuova organizzazione dei saperi, dopo l’ormai consumata crisi delle discipline moderne: compito troppo importante per lasciarlo nelle mani dei funzionari pubblici e privati.
Chiediamo che l'università sia davvero un laboratorio di ricerca e sapere critico attorno al nodo della crisi ambientale e climatica.
Detto ciò, vorremmo invitarla a continuare il dialogo con gli studenti, già aperto con l'ex rettore Ghetti, prendendo posizione, e facendo anche suo, il problema della residenzialità studentesca, non lasciandolo quindi nelle sole mani di quell'ente regionale quale l'Esu che, come già abbiamo constatato lo scorso anno attraverso un'inchiesta, non funziona. Riteniamo infatti che la nostra università si debba far carico del problema della residenzialità delle migliaia di studenti che di anno in anno arrivano e vivono la nostra città.
La nostra esperienza è passata attraverso un'azione radicale come l'occupazione di una casa in Calle dei Guardiani di proprietà di Cà Foscari, lasciata per anni al degrado, e oggi risistemata, auto-recuperata e vissuta da alcuni studenti fuori sede.
Inoltre, per concludere, le consegnamo le prime 400 firme raccolte in soli 3 giorni per richiedere il ripristino delle sessioni d'esame autunnali e primaverili e la reintroduzione del doppio appello d'esame, a sessione, per gli esami annuali. Queste firme sono indice della preoccupazione tra gli studenti di non riuscire a laurearsi nei tempi previsti, sono la richiesta di una migliore qualità della vita e una migliore qualità dei saperi.

Onda Anomala Venezia

La gelmini non ci merita











venerdì 30 ottobre 2009

martedì 3 novembre inauguriamo l'anno accademico!10.30 - campo S.Margherita

Di fronte al Consiglio dei Ministri che nei giorni scorsi ha approvato la famigerata riforma Gelmini(quella che distribuisce più tagli che fondi!) andiamo a chiedere al nuovo Rettore di prendere posizione su:
_RIFORMA UNIVERSITARIA (aumento delle tasse,accorpamento delle facoltà,40%del Cda ai privati,fondo del merito in mano ad un'agenzia assicurativa)
_APPELLI D'ESAME (consegniamogli le firme raccolte per l'aumento degli appelli,per una migliore qualità dello studio e della vita!)
_RESIDENZIALITA' STUDENTESCA (per continuare il percorso iniziato lo scorso anno per cui le istituzioni universitarie devono prendersi a carico il problema abitativo degli studenti che si iscrivono nei loro atenei e non lasciarlo nelle mani di un ente regionale che non sa evidentemente occuparsene)

..SE CA' FOSCARI E' MERITEVOLE LO DIMOSTRI NEI FATTI!!!!

mercoledì 28 ottobre 2009

ASSEMBLEA GIOVEDì 29 ORE 17,aula zero A . E RACCOLTA FIRME PER RICHIEDERE PIù APPELLI!!

Giovedì 29 ore 17,in aula zeroA , Polo Didattico S.Basilio, ci troviamo in assemblea per discutere della nuova riforma univerisitaria, di cui è uscito il testo sabato scorso!
 
Stiamo inoltre facendo una raccolta firme per chiedere il ripristino degli appelli d'esame in sessione autunnale e primaverile! vi aspettiamo numerosi ogni giorno in aula zero A!